L’ultimo aggiornamento del Port Liner Shipping Connectivity Index (PLSCI) pubblicato dall’UNCTAD per il quarto trimestre 2025 restituisce un quadro complessivamente stabile per l’Italia, ma contiene anche alcuni segnali positivi che meritano attenzione, in particolare per il porto di Livorno.
L’indice misura il grado di integrazione di un porto nella rete globale dei servizi di trasporto marittimo containerizzato, prendendo in considerazione fattori concreti e misurabili: capacità di movimentazione, frequenza degli scali, numero di collegamenti diretti, dimensione delle navi impiegate e pluralità delle compagnie di navigazione presenti.
A dominare la classifica mondiale restano i grandi hub asiatici – Shanghai, Ningbo, Singapore e Qingdao – a conferma di come la competizione sia globale e giochi su scala planetaria. In questo contesto, la capacità dei porti italiani di mantenere e migliorare la propria posizione non è affatto scontata.
Tra i porti italiani, Genova si conferma lo scalo più connesso, con un indice in crescita sia su base trimestrale che annuale. Seguono Gioia Tauro e La Spezia, mentre Salerno registra un significativo balzo in avanti.
È però Livorno a meritare un’attenzione particolare: lo scalo labronico guadagna una posizione, attestandosi al quinto posto nazionale, con un indice di 159,38, in crescita del 4,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,13% su base annua.
Non si tratta di un risultato clamoroso né risolutivo, ma di un miglioramento concreto e misurabile, particolarmente significativo in una fase storica segnata da forti tensioni geopolitiche, dalla riorganizzazione delle catene logistiche e da una crescente competizione tra i porti. Un risultato che contribuisce, almeno in parte, a mitigare il quadro delineato dal trend dei volumi di traffico container del Porto di Livorno, caratterizzato negli ultimi anni da un andamento altalenante. Tale dinamica ha determinato una conseguente stagnazione del fatturato delle imprese terminaliste locali, come documentato in un altro articolo pubblicato su questo blog dal dott. Maurizio Bettini dal titolo Container e fatturato: Italia in espansione, Livorno in controdendenza. Come sottolineato dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Davide Gariglio, questo risultato è frutto di un lavoro collettivo tra il predetto ente e i terminalisti livornesi che negli ultimi anni hanno investito in efficienza operativa, attrazione di nuove compagnie, miglioramento dei processi e integrazione nei network globali.
Investimenti nell’intermodalità ferroviaria, nello sviluppo del TPCS, nei sistemi di automazione dei varchi e nel dialogo pubblico-privato non sono slogan, ma scelte concrete che iniziano a produrre risultati. La crescita di Livorno nel PLSCI non va né enfatizzata oltre misura né minimizzata: va letta come uno stimolo a proseguire su una strada che richiede continuità, visione e soprattutto capacità di fare squadra.
Se Livorno vuole davvero rafforzare il proprio ruolo nel sistema portuale nazionale e mediterraneo, la Darsena Europa e le altre progettualità strategiche non possono essere affrontate in modo frammentato o ideologico. Occorre una convergenza tra enti, istituzioni, operatori e territorio, con un obiettivo chiaro: portare lavoro, investimenti e traffici, in un contesto di libera concorrenza, senza rendite di posizione ma anche senza pregiudizi.
In questo senso, torna attuale una riflessione di Milton Friedman, celebre economista della Scuola di Chicago: “Vi è una sola responsabilità sociale dell’impresa: aumentare i suoi profitti, operando in un mercato aperto, corretto e competitivo.”
Un’affermazione spesso fraintesa, ma che contiene un principio essenziale: è attraverso imprese efficienti, competitive e profittevoli che si crea ricchezza e occupazione, non attraverso immobilismo o protezionismi di corto respiro.
Il miglioramento del porto di Livorno nel Port Liner Shipping Connectivity Index non è un punto di arrivo, ma un segnale incoraggiante. Dimostra che quando pubblico e privato collaborano, quando si investe in efficienza e integrazione, i risultati arrivano.
Ora la sfida è non disperdere questo segnale, ma trasformarlo in una traiettoria di crescita strutturale.