giovedì, Gennaio 29, 2026

Livorno indomita

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Dopo quasi tre secoli vissuti con la targa di Porto Franco, a firma Quintino Sella nel 1868, Livorno perde il suo stato e nel volgere di poco, con l’introduzione della famosissima tassa sul macinato e del Dazio Consumo nel 1875 dopo un paio d’anni di gestazione del Presidente del Consiglio con delega alle Finanze Marco Minghetti che aveva lo scopo di raggiungere il pareggio di bilancio, la nostra città si trova immersa in una crisi profonda e come reagisce? Da un lato rendendosi bella e appetibile a investitori in nuovi mercati (Cantiere Navale Orlando ad esempio), dall’altro cercando di mitigare gli effetti combinati delle norme Sella e Minghetti. Come?

Correva l’anno 1875, esattamente il giorno 6 del mese di agosto: bagni, ferie e villeggiature. Sul Il Corriere Italiano si pubblicano un paio di articoli che hanno a che fare con Livorno: a pagina 2 Cenni Bibliografici sull’antesignano dell’odierno colosso Tecnogym, “I Pesi scorrevoli, Trattato teorico pratico di Ginnastica, corredato di tavole e figure per Alfredo Mengozzi, maestro e direttore di ginnastica del Comune di Livorno”. Ma di questo e altri fatti simili ne parleremo in successive occasioni.

A pagina 1, tratto dalla Gazzetta Livornese, la descrizione dell’azione fulminea del facente funzioni di Sindaco il quale, per ovviare alle problematiche del Dazio Consumo, con telegramma invitava il conte Bastogi allora deputato del primo collegio di Livorno a conferire con il Ministro delle Finanze Minghetti. Il deputato, prontamente accorreva e unitamente agli assessori Novi Lena e Grilli, nonché del segretario Giglioli, andò a trovare il Ministro che soggiornava ospite alla Villa Vitali in via della Torre (oggi via Pacinotti) all’Ardenza.

Bastogi, si legge, “accolto con cordialità perorò caldamente e sapientemente la causa del Comune dimostrando come fosse equo e ragionevole ed anche per certe speciali condizioni del paese, utile al governo, il non aggravare maggiormente il nostro erario municipale… dimostrava ancora la necessità che il governo si preoccupi dello stato eccezionale di alcune industrie livornesi, che non potrebbero mantenersi vive tra noi, laddove perdessero i benefizi di cui godono attualmente…”

Oggi, nessun Ministro viene a villeggiare da noi. Oggi non esiste dialogo con il Governo centrale di qualsiasi colore esso sia, ma lo si contesta definendoci “un’isola felice” invitando i suoi rappresentanti a non venire a trovarci. Oggi, gli investimenti in infrastrutture che possano attirare capitali e idee vanno al rallentatore. Oggi dobbiamo smettere di piangerci addosso e, aprendoci nuovamente al mondo, torneremo a far brillare la nostra stella.

Roberto Diddi
Roberto Diddi
Roberto Diddi, laureato in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Pisa nel 1983, dal 1985 svolge l’attività di Dottore Commercialista e Revisore Legale, con importante esperienze lavorative sia in campo nazionale che internazionale. Cultore della storia del Risorgimento Italiano, è ideatore e curatore dell’Archivio Carlo Morelli (www.archiviocarlomorelli.it) che contiene oltre duemila lettere e un migliaio tra manoscritti e pubblicazioni, che trattano argomenti di politica, educazione e medicina dal periodo Illuminista al Risorgimento e post Unità d’Italia. Da oltre quindici anni è socio ordinario della Società Italiana di Storia della Medicina e relatore ai Congressi nazionali e internazionali organizzati dalla medesima Società. Ha pubblicato due libri: Carlo Morelli, una voce riformista nell’Italia del Risorgimento (Edizioni E.T.S. 2001) e Correggere e non Punire: medicina e carcere, Carlo Morelli e il laboratorio di Volterra (Edizioni Lacaita 2006).

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