giovedì, Gennaio 29, 2026

Su Silvano Ceccherini

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Ho ritrovato tra le mie carte (Livorno Nonstop giugno 2019) un articolo di Otello Chelli lungo e interessante su Silvano Ceccherini; articolo passato inosservato o dimenticato perché questo scrittore maledetto, come lo definisce il Chelli, è ancora sconosciuto o comunque poco noto ai Livornesi.

Ceccherini ebbe fama e non poca intorno agli anni Settanta non solo in Italia, ma anche all’estero, in particolare in Francia, dove veniva chiamato il “Jean Genet” italiano. Otello racconta come lo conobbe quando, ancora bambino, entrò nel traffico dei liquori Vettori a Tombolo, l’Inferno Nero per citare il titolo di un bel film degli anni Cinquanta; qui c’era di tutto: disertori, banditi, molte prostitute etc. Del Ceccherini già da allora si favoleggiava, ma tra le molte storie, vere o false, è certo che fu nella legione straniera, vicenda narrata nel suo romanzo Sassi su tutte le strade.

Questo anarchico indomito ha avuto una vita incredibilmente intensa, ha combattuto nelle linee anarchiche contro Franco e, tornato in Italia, ha gestito, pistola alla mano, ogni genere di traffici, finché, a seguito di un conflitto a fuoco, condannato a scontare venti anni di galera, passa da una prigione ad un’altra, fino alla scarcerazione a cinquantaquattro anni.

Negli anni di prigionia lui che aveva concluso i suoi studi in quarta elementare, legge tutti i libri che può avere tra le mani e prende consapevolezza delle sue capacità e del suo bisogno di scrivere. Qui scrive infatti il suo primo libro La traduzione in cui si coglie immediatamente una grande padronanza linguistica ed espressiva, l’intelligenza e cultura di un vero intellettuale.

Giorgio Bassani, che per primo ne scoprirà il talento, afferma che di fronte ai suoi romanzi bisogna smettere di pensare che i non letterati fanno pessima letteratura, perché le opere di Ceccherini dimostrano che: “Una volta tanto abbiamo avuto torto, torto marcio”.

Numerosissime sono le opere pubblicate da egregi editori negli Sessanta e Settanta; Poesie dell’anarchia, La traduzione, La signorina della posta, Dopo l’ira, Sassi su tutte le strade, per citare i più famosi.

La sua morte nel 1974 in Svizzera, forse suicida, avviene un anno esatto dopo la pubblicazione del suo ultimo libro Una favola per l’editore Belforte di Livorno.

Lo abbiamo poi dimenticato in questi anni in cui si legge poco e i suoi romanzi ormai sono quasi introvabili. Questo è il momento di rieditarli se non tutti almeno i più significativi per far riemergere un personaggio straordinario che la sua città, Livorno, ha quasi cancellato dalla memoria.

Ringrazio Otello, che ci ha lasciato nel 2023 a novant’anni, per l’articolo che mi ha ispirato e suscitato l’urgenza di ricordare Silvano Ceccherini.

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