giovedì, Gennaio 29, 2026

Basta un po’ di buon senso… o forse no.

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Capita spesso di sentire politici, anche di altissimo livello – e persone comuni – giustificare una scelta con una formula apparentemente inattaccabile: “è una decisione di buon senso”. Peccato che, a ben vedere, questa motivazione abbia davvero… poco senso.

Il buon senso è un concetto relativo

Il buon senso non è un concetto assoluto. È relativo, variabile, dipende dal contesto, dalla cultura, dall’esperienza personale. E, cosa ancora più importante, può portarci a errori clamorosi. Non di rado, infatti, la realtà dei fatti smentisce ciò che “sembra ovvio”, soprattutto quando l’intuizione non è supportata da dati, misurazioni o basi scientifiche.

Quando l’intuito suggerisce una cosa ma la realtà ne dimostra un’altra, ci troviamo davanti a un paradosso. La storia della scienza è piena di esempi di questo tipo, spesso utilizzati anche come esercizi di logica. I paradossi sono stati studiati dall’antichità sino ai giorni nostri: da Aristotele e Zenone di Elea, fino a Immanuel Kant, Bertrand Russell, Kurt Gödel ed Erwin Schrödinger.

Prendiamo un caso classico: una frase può essere vera oppure falsa. Se non è vera, allora è falsa, e viceversa. Sembra un’affermazione inattaccabile. Eppure l’espressione “questa frase è falsa” non è né vera né falsa. Se fosse vera, sarebbe falsa; se fosse falsa, sarebbe vera. Buffo vero? Provate a rileggerla e a pensarci.

I paradossi del mondo reale

Quello appena visto è un paradosso di tipo autoreferenziale, piuttosto noto nella logica. Un altro esempio di questo tipo è il celebre paradosso del barbiere: se in un paese il barbiere rade tutti coloro che non si radono da soli, chi rade il barbiere? Sarebbe però un errore pensare che i paradossi esistano soltanto nell’ambito della logica astratta.

Anche il mondo reale è ricco di esempi in cui il buon senso fallisce. Cade più velocemente una sfera di piombo o una sfera di cartone? Per secoli si è creduto che un oggetto più pesante cadesse più velocemente di uno leggero: l’intuizione, e perfino esperimenti condotti in modo approssimativo sembravano confermarlo. In realtà è la resistenza dell’aria a influenzare la velocità di caduta di un corpo, non la sua massa.

Questo errore lo fece Aristotele e, nonostante i celebri esperimenti di Galileo Galilei dalla Torre di Pisa che dimostravano il contrario risalgano alla fine del sedicesimo secolo, molti di noi continuano a commetterlo ancora oggi. Perché? Perché questa conclusione contraddice il buon senso. Un’ulteriore dimostrazione del fatto che il buon senso, da solo, lascia il tempo che trova.

Ma se in ambito scientifico gli esperimenti permettono quasi sempre di correggere le false intuizioni, in altri campi il rischio è più sottile e difficile da smascherare.

Un esempio attualissimo riguarda l’informazione. Il buon senso ci direbbe che più informazioni riceviamo, più siamo informati. Viviamo, dopotutto, nell’era dell’informazione, dove le notizie circolano come mai prima d’oggi. Eppure molti analisti sostengono l’opposto: la sovrabbondanza informativa, unita agli algoritmi che governano i social media, crea “bolle informative”: riceviamo perlopiù contenuti che confermano le nostre idee, alimentando l’illusione di essere molto informati, mentre in realtà lo siamo meno di prima.

Il buon senso e le scelte di tutti i giorni

Invocare il buon senso come argomento di chiusura di una discussione può diventare persino una forma di mancanza di rispetto verso l’interlocutore. È un modo implicito per dire: “Questa cosa è ovvia, come fai a non capire?”. Ma ciò che appare ovvio a qualcuno può non esserlo affatto per altri.

Il buon senso dipende da abitudini, contesti sociali, valori culturali. In Italia è considerato di buon senso occuparsi dei figli ben oltre la maggiore età. In altri paesi, come quelli nordici, il buon senso suggerisce di rendere i figli autonomi il prima possibile. Qual è il modo giusto di voler bene ai figli? Proteggerli a lungo o spingerli presto all’indipendenza? Il buon senso, ancora una volta, non offre una risposta univoca.

Ci sono casi in cui il buon senso sembra imbattibile: se aumentano le strade, il traffico dovrebbe diminuire. Giusto? Non sempre. In alcune situazioni, costruire una nuova strada finisce per peggiorare il traffico. È un fenomeno studiato: può capitare che una via più comoda e diretta attiri più automobilisti, concentrando su un unico percorso un flusso che prima era distribuito su più itinerari.

Un esempio concreto: in zona Salviano è stata inaugurata una nuova bretella che collega la zona con i quartieri La Leccia e La Scopaia. Una strada bella, moderna, funzionale; una strada giusta. Risultato? Spesso congestionata. Badate bene, nessuno sta affermando che la strada non dovesse essere costruita: quella bretella ha spostato traffico e inquinamento lontano da alcune zone abitate. Il focus è che, contrariamente a quanto si potesse pensare, una strada in più ha aumentato il traffico in alcune zone, contraddicendo, ancora una volta, il buon senso.

Il buon senso come scorciatoia nel dibattito pubblico

Quando un politico afferma che una scelta è stata fatta “per buon senso”, ci sta offrendo una spiegazione parziale, vaga, talvolta fuorviante. Viene naturale chiedersi se stia semplificando volontariamente, se stia nascondendo qualcosa o, nel peggiore dei casi, mentendo. Da chi ci governa, da chi prende decisioni per noi, dovremmo pretendere motivazioni più precise, dati, analisi, confronti. Dire che una decisione è stata presa “per buon senso” non basta. Non ci basta più.

Non dovremmo più accontentarci di politici che si rifugiano in richiami generici al buon senso al posto di argomentazioni fondate, insinuando che, se non capiamo, la colpa sia nostra. Ci meritiamo altro: politici che ci spiegano i perché delle loro scelte. E se non sono in grado di spiegarle, dobbiamo iniziare a diffidare di loro, anche se hanno apparentemente le nostre stesse idee.

Adesso tocca a voi.

Vi vengono in mente altri casi in cui la realtà contraddice ciò che sembra ovvio? Situazioni in cui l’intuizione ci porta fuori strada e la nostra mente, convinta di avere ragione, finisce per ingannarci? Se non ve ne vengono in mente subito, provate a confrontarvi con qualcuno vicino a voi, a discuterne, a mettervi alla prova insieme. Spesso basta cambiare punto di vista per scoprire che ciò che sembrava evidente a voi non lo è affatto per altri. In fondo, che ci vuole? Basta un po’ di buon senso… o no?

Giuseppe Di Palma
Giuseppe Di Palma
Giuseppe Di Palma è laureato in Matematica e lavora come data scientist presso una società che fornisce servizi informatici alla sanità toscana. È autore di testi scolastici per le scuole medie e superiori. Ha insegnato in Accademia Navale e alle scuole superiori. Ha scritto il libretto di alcune opere liriche. È autore di racconti per i quali ha vinto dei premi letterari. Alcuni di questi racconti sono raccolti nel libro "Storie a Tempo di Musica" edito da MediaPrint Editore.

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