domenica, Marzo 15, 2026

Gragnani: un cinema che non vuole morire

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C’è qualcosa di profondamente simbolico nella storia dell’ex Cinema Gragnani, un luogo che sembra voler resistere a tutti i costi alla lenta erosione culturale che ha colpito Livorno negli ultimi decenni.

Durante l’inaugurazione dell’anno accademico del Conservatorio Mascagni, il sindaco Luca Salvetti ha annunciato una notizia che potrebbe cambiare lo scenario culturale cittadino: il Comune ha ereditato il Gragnani, grazie al testamento della proprietaria Anna Razzaguta.

La signora Razzaguta, scomparsa a 90 anni, aveva una volontà chiarissima: la sua palazzina non dovrà mai diventare qualcos’altro. «Rabbrividisco all’idea di vedere il mio cinema trasformato in qualcos’altro», disse dodici anni fa. «Garantisco che non accadrà».

Parole che oggi diventano un vincolo giuridico, ma soprattutto un atto d’amore verso Livorno. La procedura tecnica è già avviata. L’amministrazione potrà accettare l’eredità, accettarla con beneficio d’inventario, o rifiutarla. Prima servirà un’analisi puntuale dello stato dell’immobile e degli eventuali costi.

Ma il sindaco ha già fatto intendere la sua direzione: «Accettare è un’opportunità. Inserisco il Gragnani nel disegno più ampio di rilanciare le strutture culturali del centro città.»

Nato come cinema Gragnani, rinominato poi Kino Dessé, è stato una vera culla per il cinema d’essai.  Per dieci anni, fino al 2013, ha ospitato film sperimentali, documentari sociali, opere da festival, piccole rassegne indipendenti.

Poi lo stop: mancava il pubblico. Un destino comune a molte sale italiane. Ogni tanto si riapriva per iniziative culturali, ma senza un progetto stabile. Oggi, con il testamento della Razzaguta, il suo futuro può finalmente tornare al centro dell’agenda politica.

C’è un dato storico che molti livornesi tendono a dimenticare: Livorno è stata la città italiana con più teatri e cinema. Si veda a tal proposito anche l’articolo del dott. Giuseppe Di Palma su questo blog, dal titolo “Dall’allunaggio alla Settima Arte“.

Oggi a Livorno le sale cinematografiche vive si contano su una mano. Il modello del multisala ha annientato le piccole realtà, mentre le sale di quartiere – presidio sociale prima ancora che culturale – hanno chiuso una dopo l’altra. La conseguenza? Una città più povera, meno curiosa, meno allenata alla cultura come bene quotidiano.

Il Gragnani, con il suo vincolo d’uso, potrebbe diventare una sorta di avamposto culturale, una sala d’essai pubblica, un laboratorio creativo, un centro per cinema, teatro, musica, incontri. Un luogo identitario. Non un supermercato, non un condominio, né l’ennesimo spazio chiuso perché “non rende”.

Questa storia tocca un nervo scoperto. Livorno non soffre di mancanza di progetti: soffre di assenza di luoghi reali. Servono coraggio politico, la scelta netta di riaprire e farlo sul serio, non per nostalgia, ma per visione. Perché senza luoghi fisici, condivisi, aperti, una città non cresce. Non dialoga. Non sogna.

Livorno ha già perso troppo: i cinema, i teatri, i piccoli spazi dove nasceva la cultura vera, quella non filtrata, non perfetta, non commerciale. Il Gragnani può essere un simbolo. Ma solo se qualcuno decide di farlo vivere davvero.

Lorenzo Riposati
Lorenzo Riposati
Lorenzo Riposati è laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Pisa ed è abilitato alla professione di Dottore Commercialista, che esercita a Livorno dal 1993. È Revisore Legale ed è iscritto negli elenchi del MEF per la certificazione dei bilanci di sostenibilità. Ricopre incarichi come membro di Consigli di Amministrazione e di Collegi Sindacali in diverse società ed enti attivi a livello nazionale. Appassionato di cultura e storia di Livorno, contribuisce a Livorno Futura con articoli di approfondimento sul territorio e sulla sua evoluzione.

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