I lavori ai Tre Ponti di Livorno, avviati ufficialmente nel maggio 2023 ma progettati già nel 2019, dovevano durare 18 mesi. Oggi siamo oltre i tre anni e il cantiere è di nuovo fermo, senza una data certa di ripartenza. L’ultima svolta è il ritiro del Consorzio Grandi Opere, capogruppo dell’Ati che aveva in carico l’intervento di messa in sicurezza idraulica alla foce del rio Ardenza.
Con la rescissione del contratto, l’Ati verrà sciolta e la Regione Toscana sta valutando il subentro del Consorzio Stabile Santa Chiara, già coinvolto in parte dei lavori. Se l’impresa sarà giudicata idonea, non servirà una nuova gara. Resta però un iter tecnico-amministrativo che difficilmente si chiuderà in meno di un mese. Nel frattempo, circa 240mila euro di anticipo regionale dovranno essere restituiti e riassegnati.
Ma il nodo vero non è solo procedurale. Il progetto è inciampato fin dall’inizio su sottoservizi non mappati, varianti in corso d’opera, problemi tecnici su micropali e prove di resistenza, cambi di responsabile del procedimento. Il risultato è che un’opera prevista in 540 giorni ha già superato i mille, con costi lievitati e un ponte militare provvisorio noleggiato ben oltre le stime iniziali.
Il sindaco Luca Salvetti attribuisce gran parte delle responsabilità al Codice degli appalti, che non consentirebbe una scelta fiduciaria delle imprese e renderebbe complessa la gestione delle criticità. È un tema reale, ma non può essere l’unica spiegazione.
Le domande aperte sono molte e legittime:
La progettazione tecnica era sufficientemente approfondita?
I tecnici incaricati hanno intercettato per tempo le criticità?
Il cronoprogramma era realistico o sottostimato, con conseguente aumento degli oneri (a partire dal noleggio del ponte di ferro)?
Chi doveva controllare, e quando, che i sottoservizi fossero correttamente individuati?
Salvetti ha parlato della necessità di una commissione. Bene, ma sia concreta, non solo formale: una commissione che ricostruisca i passaggi, individui responsabilità tecniche, amministrative e politiche, senza scorciatoie né alibi. Poi sarà la Corte dei Conti a valutare eventuali profili di danno erariale.
E saranno i cittadini, informati e consapevoli, a esprimere il loro giudizio finale: non solo come utenti penalizzati da un cantiere infinito, ma come elettori.
Trasparenza, finalmente, non è più rinviabile.