mercoledì, Settembre 23, 2026

Il Comune si prenda l’antica torre

Condividi

(Il Tirreno, 8 settembre 2026) Un monumento del sistema difensivo livornese rischia di continuare a degradarsi. Dopo il bando del Demanio andato deserto, il Comune perché non valuta il trasferimento del bene e un progetto di recupero?

C’è un pezzo della storia di Livorno che rischia di scomparire sotto gli occhi di tutti. È la Torre di Calafuria, uno dei manufatti più suggestivi del nostro sistema costiero, oggi in condizioni di degrado e abbandono. Una presenza familiare per generazioni di livornesi, ma anche un bene storico che appartiene alla memoria e all’identità della città. La Torre, di proprietà del Demanio dello Stato, risale al XVI secolo ed è sottoposta a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali. La stessa Agenzia del Demanio la inserisce nel sistema dei beni pubblici da recuperare e valorizzare, indicando per essa possibili attività culturali, artistiche, ricreative e turistiche di interesse sociale. Eppure il tempo passa e la situazione non migliora. Nel 2025 l’Agenzia del Demanio ha inserito la Torre di Calafuria in un bando di concessione agevolata rivolto agli Enti del Terzo Settore, con l’obiettivo di favorirne il recupero e la valorizzazione. Il termine per presentare le offerte era fissato all’11 dicembre 2025.

Il bando, però, non ha prodotto l’esito sperato. A questo punto è necessario porsi una domanda: possiamo permetterci di lasciare che la Torre continui semplicemente ad aspettare? Forse è arrivato il momento che il Comune di Livorno faccia un passo avanti e chieda formalmente al Demanio e al Ministero della Cultura di valutare un’altra strada: quella del federalismo culturale.

Non sarebbe un’idea astratta né un precedente privo di riferimenti. Livorno ha già dimostrato di poter percorrere questa strada con la Fortezza Vecchia. Il procedimento è stato avviato proprio attraverso il federalismo culturale previsto dall’articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 85/2010, con la collaborazione di Comune, Regione, Agenzia del Demanio e Ministero della Cultura. Nel 2024 il bene è stato trasferito al Comune, che oggi ne è proprietario, fatta eccezione per la parte ipogea appartenente alla Camera di Commercio. E il percorso non si è fermato al trasferimento della proprietà. Nel maggio di quest’anno Comune e Autorità di Sistema Portuale hanno sottoscritto un accordo di collaborazione della durata di otto anni per la gestione culturale e turistica della Fortezza, con un investimento complessivo di sei milioni di euro tra Comune e Regione.

È proprio questo precedente a rendere difficile comprendere perché non si possa almeno aprire un confronto istituzionale sulla Torre di Calafuria. Non si tratta di chiedere al Comune di acquisire un bene senza sapere cosa farne. Al contrario: il federalismo culturale presuppone un progetto, un Programma di Valorizzazione, una prospettiva di recupero e una destinazione coerente con la storia del bene. È una sfida impegnativa, certamente. Ma è anche uno strumento attraverso il quale un bene dello Stato può diventare patrimonio attivo della comunità locale.

La Torre di Calafuria, inoltre, non dovrebbe essere considerata un manufatto isolato. Fa parte idealmente di quella rete di fortificazioni, torri e presidi che per secoli hanno costituito il sistema difensivo della costa livornese. La Fortezza Vecchia rappresentava il cuore di quel dispositivo; le torri costiere ne erano, in forme diverse, gli avamposti sul territorio.

Recuperare Calafuria significherebbe quindi ricucire un pezzo della storia della città e del suo rapporto con il mare. Dopo un bando andato deserto, non è più sufficiente attendere un nuovo interessato. Occorre una strategia. E questa strategia potrebbe partire da un tavolo tra Comune di Livorno, Regione Toscana, Agenzia del Demanio e Ministero della Cultura.

La domanda, dunque, è semplice e concreta: il Comune è disposto a verificare la possibilità di avviare per la Torre di Calafuria lo stesso percorso di federalismo culturale già realizzato per la Fortezza Vecchia? Non sappiamo se il procedimento potrà andare a buon fine, né quali risorse sarebbero necessarie. Ma una cosa è certa: finché nessuno apre quella porta istituzionale, la Torre resterà nelle condizioni attuali, destinata quindi ad un progressivo declino. E Livorno non può permettersi che un monumento della propria storia venga consegnato lentamente al degrado. La Torre di Calafuria non chiede soltanto di essere conservata. Chiede di tornare a essere parte viva della città.

Furio Bassano
Furio Bassano
Dott. Furio Bassano (1966) è laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Pisa, con una tesi in Diritto Tributario. Dopo un'esperienza in uno studio di commercialisti, ha sviluppato l’intera carriera professionale nel settore del credito, ricoprendo ruoli quali titolare di agenzia e gestore corporate. È appassionato conoscitore e divulgatore della cultura cittadina.

Leggi altro