sabato, Novembre 7, 2026

Si apra un confronto prima del prossimo bando sulla Torre di Calafuria

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(Il Tirreno, 15/10/2026) C’è un punto dal quale bisogna ripartire quando si parla della Torre di Calafuria: la sua natura. Non è un immobile qualsiasi, né un edificio commerciale da ristrutturare per trasformarlo in un’attività capace di ripagare ingenti investimenti iniziali. È un monumento storico, vincolato, inserito in un contesto paesaggistico straordinario e appartenente alla storia del sistema difensivo costiero livornese.
Un nuovo bando può essere una soluzione, ma a una condizione: distinguere il costo del recupero strutturale dalla gestione ordinaria. Lo Stato sostenga la manutenzione straordinaria, il concessionario si occupi della vita quotidiana del bene.

Questa differenza dovrebbe essere decisiva. Il precedente tentativo del Demanio, rivolto agli Enti del Terzo Settore, non ha prodotto un soggetto interessato. Invece di considerare questo risultato come una semplice difficoltà di mercato, sarebbe opportuno chiedersi se il modello economico proposto fosse sostenibile. Pretendere che un concessionario si faccia carico anche di costosi interventi strutturali rende la gara poco appetibile. Un’associazione, una cooperativa o una fondazione possono forse sostenere le spese ordinarie attraverso attività culturali, visite, eventi e servizi, ma è molto difficile immaginare che possano affrontare anche centinaia di migliaia di euro, o più, per consolidamento, restauro e adeguamento, senza una prospettiva economica capace di garantire il rientro dell’investimento.
Potrebbe allora esserci una terza strada, accanto al federalismo culturale e all’Art Bonus: un nuovo bando costruito su basi economiche diverse. Lo Stato rimanga proprietario della Torre e si faccia carico degli interventi straordinari necessari a metterla in sicurezza e conservarla. Il futuro concessionario assuma invece la responsabilità della gestione ordinaria e della valorizzazione. In altre parole: il pubblico sostiene il patrimonio, il privato sociale o il Terzo Settore ne sostiene la vita.

La Fortezza Vecchia ci insegna che un bene monumentale può essere oggetto di un progetto complesso, nel quale intervengono più soggetti e risorse. Nel 2024 è stata trasferita dallo Stato al Comune attraverso il federalismo culturale. Nel maggio 2026 Comune e Autorità di Sistema Portuale hanno poi sottoscritto un accordo per la gestione culturale e turistica, con un progetto sostenuto da Comune e Regione.
La Torre di Calafuria potrebbe seguire un percorso diverso, ma la lezione è la stessa: un monumento non può essere trattato come un normale investimento immobiliare. Per questo sarebbe auspicabile che il Demanio, prima di procedere con un nuovo bando, aprisse un confronto con Comune di Livorno, Regione Toscana e Soprintendenza.
Occorrerebbe conoscere lo stato della Torre, quantificare gli interventi indispensabili e stabilire quali siano a carico della proprietà e quali del futuro gestore. Poi costruire una gara appetibile, nella quale il concessionario sappia che non dovrà affrontare un investimento sproporzionato rispetto alle possibili entrate. In cambio, dovrebbe garantire apertura al pubblico, visite guidate, iniziative culturali e didattiche, promozione turistica e manutenzione ordinaria. Le entrate generate potrebbero sostenere la gestione quotidiana. Anche l’Art Bonus potrebbe contribuire a finanziare gli interventi ammessi dalla normativa, coinvolgendo imprese, fondazioni e cittadini. Avremmo così un sistema di strumenti: Demanio e concessionario per manutenzione straordinaria e ordinaria, Art Bonus per il mecenatismo, Regione per il sostegno, Soprintendenza per la tutela e Comune per il coordinamento.

Rimarrebbe aperta anche la strada del federalismo culturale. La vera questione è smettere di pensare che debba essere un solo soggetto a risolvere tutto. Se la Torre appartenesse allo Stato, è ragionevole chiedergli di assumersi la responsabilità della sua conservazione straordinaria. Se si vuole che un soggetto del Terzo Settore la faccia vivere, occorre metterlo nelle condizioni economiche per farlo.
Un monumento pubblico può avere una gestione sostenibile senza diventare economicamente redditizio in senso stretto. La redditività di una Torre storica non si misura soltanto dagli incassi di un biglietto o dal canone di concessione, ma anche nel valore culturale, turistico, paesaggistico e identitario prodotto per la comunità. Per questo lo Stato non dovrebbe pretendere che sia il concessionario a pagare il conto di un patrimonio che appartiene a tutti.

Dopo un bando andato deserto, non è utile ripetere la medesima procedura. Serve un bando diverso, più realistico e costruito sulla natura del bene. La Torre di Calafuria non ha bisogno di un concessionario disposto a rischiare tutto, ma di un progetto nel quale ciascuno faccia la propria parte. E questa potrebbe essere l’occasione per trasformare un fallimento in un nuovo inizio.

Furio Bassano
Furio Bassano
Dott. Furio Bassano (1966) è laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Pisa, con una tesi in Diritto Tributario. Dopo un'esperienza in uno studio di commercialisti, ha sviluppato l’intera carriera professionale nel settore del credito, ricoprendo ruoli quali titolare di agenzia e gestore corporate. È appassionato conoscitore e divulgatore della cultura cittadina.

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