sabato, Novembre 7, 2026

Mappati 70 ettari di suolo recuperabile, ma finora nessun ente ne ha parlato

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(Il Tirreno, 16 ottobre 2026) Finalmente a Livorno si parla di “depaving, sia prendendo spunto dalla vicenda degli orti urbani di via Goito che dagli interventi di progettazione urbana intrapresi dall’amministrazione. Per chi ancora non si sia cimentato sull’argomento chiariamo brevemente di cosa si tratta: il “depaving”, o depavimentazione, indica un’operazione all’apparenza semplice: eliminare asfalto, cemento o altre pavimentazioni impermeabili non necessarie degli spazi pubblici della città per restituire il terreno alle sue funzioni naturali di drenaggio e piantumazione.

Le città contemporanee, lo sappiamo bene, hanno sigillato per decenni ingenti quantità di suolo e oggi questa scelta presenta un conto salato visto che l’asfalto impedisce al terreno di drenare la pioggia e accumula calore contribuendo al surriscaldamento urbano nei mesi estivi. Depavimentare significa quindi avere città con temperature più basse nei mesi più caldi, maggiore presenza di alberi, di vegetazione e di biodiversità oltre ad un sistema fognario meno sovraccaricato. Anche la Commissione europea, nelle sue linee guida, indica il “depaving” come strumento fondamentale per contrastare gli effetti nefasti dell’impermeabilizzazione dei suoli e del surriscaldamento urbano.

Togliere semplicemente asfalto, però, non ha senso, mentre invece è fondamentale stabilire con metodo dove farlo. Il primo passo da intraprendere è sicuramente quello di effettuare il censimento delle superfici impermeabili che possono essere eliminate senza compromettere funzioni urbane, come ad esempio parcheggi sovradimensionati, piazzali, cortili scolastici, marciapiedi troppo estesi o porzioni di carreggiata. Questa prima mappa, poi, dovrebbe essere incrociata con quelle del rischio idraulico, delle temperature, della presenza di verde e della densità abitativa. Mille metri quadrati liberati dall’asfalto non producono infatti gli stessi benefici ovunque si trovino mentre è fondamentale andare ad intervenire nelle zone in cui le criticità si incrociano maggiormente.

Approfondendo la ricerca su Livorno è interessante scoprire che nel 2023 l’Amministrazione avrebbe avviato una ricognizione delle superfici pubbliche potenzialmente depavimentabili confluita poi nell’”Atlante della depavimentazione diffusa”, approvato dalla Giunta comunale nel giugno 2025. Il dato riportato nei documenti è impressionante: 706.449 metri quadrati di aree “da restituire alla naturalità”, e cioè oltre 70 ettari. Eppure di questo “Atlante” nel dibattito cittadino non si è sentito parlare e nessun rappresentante delle istituzioni lo ha mai tirato in causa, anche nel corso delle ultime proposte salite agli onori della cronaca. La sua esistenza è ufficialmente documentata, così come gli obiettivi e la superficie complessiva individuata, ma la cartografia e le schede che permetterebbero di sapere dove si trovino quelle aree non risultano ad oggi reperibili attraverso i canali online del Comune e questa è una circostanza singolare dato che si tratta di uno strumento nato per orientare la programmazione dei lavori pubblici.

In aggiunta all’Atlante, poi, nel novembre 2025, è stato commissionato dall’Amministrazione anche uno “Studio delle isole di calore”, realizzato attraverso dati satellitari e rilievi con drone, che mostra la distribuzione delle temperature superficiali sul territorio comunale. Verrebbe quindi da dire che la base documentale in mano all’Amministrazione appare completa e che questi due strumenti sembrano fatti per essere letti insieme: l’Atlante individua le superfici potenzialmente depavimentabili e lo Studio sulle isole di calore indica le zone più calde. Se si incrociassero questi dati con quelli del rischio idraulico e della distribuzione del verde si potrebbe costruire una vera scala delle priorità e un solido programma di lavoro.

Livorno, insomma, non avrebbe bisogno di inventarsi una politica di “depaving” perchè, a leggere quello che emerge dalle comunicazioni istituzionali, sembra possederne già una piuttosto avanzata. Restano però alcune domande in sospeso: dove sono individuati i 706.449 metri quadrati censiti? Quali aree hanno la priorità? Sono stati programmati dei lavori sulla base di questi strumenti? Rendere accessibile l’Atlante e affiancargli un bilancio degli interventi consentirebbe di rispondere con dati verificabili e permetterebbe, ogni volta che viene proposta una depavimentazione, di capire se quella scelta deriva dall’applicazione di una solida base documentale.

Se Livorno ha già censito oltre 70 ettari di suolo potenzialmente recuperabile sarebbe fondamentale capire che uso si stia facendo di quella mappa e quale parte sia già in programma di passare dalla carta alla città reale.

Erika Bartoli
Erika Bartoli
Erika Bartoli, architetto, è socia dello studio Casalini Bartoli Architetti. Svolge attività di progettazione architettonica e pianificazione territoriale in Italia e all’estero, occupandosi di interventi che spaziano dalle ristrutturazioni di interni a progetti su larga scala. Da sempre interessata ai temi della città e dell’abitare, si occupa di progetti residenziali, commerciali e di sviluppo urbanistico.

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