(Il Tirreno, 6 ottobre 2026) L’articolo apparso pochi giorni fa su Il Tirreno annuncia un imminente intervento di riorganizzazione degli spazi interni al Mercato Centrale: dodici banchi inutilizzati saranno infatti eliminati, tre attività superstiti trasferite e circa 460 metri quadrati di superfici trasformati in due piccole piazze destinate alla somministrazione. Il progetto appare ragionevole perchè, con circa il 30% degli spazi commerciali ormai inutilizzati, liberare due angoli del Salone, restituire profondità e prospettive, eliminare saracinesche chiuse e creare nuove occasioni di frequentazione rappresenta forse, allo stato attuale, una delle poche strade percorribili, anche se l’intervento non risolverà il problema della ventina di banchi e dei tre fondi che resteranno comunque ancora vuoti.
È dunque un intervento auspicabile, ma anche un tamponamento di una situazione che continua a evolvere senza una direzione pienamente riconoscibile.
Allo stato attuale è inevitabile domandarci come siamo arrivati a questo punto e, soprattutto, se sia stato fatto tutto il possibile per individuare la soluzione più efficace.
Il Mercato, infatti, non si è svuotato improvvisamente e il Comune, negli anni, ha più volte tentato di assegnare gli spazi senza riuscire a occuparli integralmente. Non siamo dunque di fronte a un’emergenza comparsa nel 2026 ma a un fenomeno emerso nel tempo. L’Amministrazione ha inoltre più volte presentato l’area mercatale come un sistema unitario comprendente il Mercato Centrale, via Buontalenti e le aree circostanti ma, osservando le scelte compiute, questa visione appare difficile da riconoscere.
Da una parte affronta infatti un eccesso di superficie commerciale all’interno del Mercato eliminando intere file di banchi inutilizzati mentre, dall’altra, a pochi metri di distanza, costruisce una nuova struttura per ospitare le piccole attività storicamente presenti nella piazza antistante: si riduce lo spazio commerciale interno e se ne va creando di nuovo all’esterno.
Non è necessariamente una contraddizione ma è legittimo chiedersi quale progetto unitario renda coerenti le due operazioni.
Già nel 2022 il Documento di Indirizzo alla Progettazione riconosceva la «riduzione del numero di operatori all’interno dei mercati» e tuttavia il programma dava per scontato il mantenimento all’esterno degli operatori della piazza, fino a 84 postazioni, escludendo il Mercato Centrale dall’ambito del concorso di progettazione. Perché, allora, non fu valutata una redistribuzione degli operatori sull’intero sistema mercatale? Anche un ricollocamento parziale nei banchi già vuoti avrebbe potuto ridurre le dimensioni della nuova struttura esterna, aprendo la strada a un progetto più leggero e rispettoso della piazza. Con un numero inferiore di attività, all’esterno lo spazio sarebbe rimasto più libero, l’edificio storico avrebbe mantenuto una presenza più marcata e sarebbe stato forse possibile conservare compiutamente l’idea della piazza come luogo pubblico, anziché cancellarla.
Non sembra inoltre necessario giustificare l’intervento come un ritorno alla configurazione storica del Buontalenti: il mercato originario ospitava 230 banchi e 34 botteghe. Le nuove piazzette possono piuttosto essere lette come una risposta contemporanea alla progressiva riduzione della funzione commerciale.Quando un mercato perde operatori, una delle strategie utilizzate nei processi di rigenerazione è il cosiddetto right-sizing: concentrare le attività, migliorare la qualità dello spazio pubblico e introdurre nuove funzioni capaci di sostenere quelle commerciali rimaste. Non significa salvare ogni banco ma ripensare spazio e funzioni. Per questo l’azione sul Mercato e quella su Buontalenti appaiono oggi disgiunte: in presenza di una capacità inutilizzata all’interno e di un numero ridotto di operatori all’esterno, il right-sizing avrebbe potuto essere studiato sull’intero sistema, anziché applicato separatamente ai due contenitori.
L’incremento, oggi, degli spazi per la somministrazione è uno strumento efficace e diverse esperienze europee lo dimostrano, ma resta da valutare anche il rischio che il progressivo spostamento verso la gastronomia finisca per indebolire ulteriormente la funzione mercatale, invece di sostenerla.
Quando si parla di rilancio del Mercato Centrale, occorre innanzitutto capire verso quale modello si intenda orientarlo. Se l’area mercatale deve essere considerata un sistema unitario, merita infatti di essere chiarita la coerenza di scelte che, a pochi metri di distanza, eliminano banchi vuoti all’interno mentre costruiscono nuovi spazi commerciali all’esterno. È da questo chiarimento, prima ancora che dalle singole opere, che dovrebbe partire il progetto per il futuro del nostro Mercato.
Condividi
Leggi altro