C’è una notissima frase di Livio che, a distanza di oltre duemila anni, sembra scritta per raccontare certe vicende dei nostri giorni. Livio infatti tramanda la sorte di Sagunto, città alleata di Roma, che è assediata e conquistata da Annibale mentre nella capitale si discute sul da farsi. «Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.» «Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata».
Poche parole, una lezione universale: ci sono momenti nei quali il tempo delle decisioni non può essere più lungo del tempo degli eventi, perché, mentre si discute, la realtà ci sfugge di mano. Per questo, pensando ai nostri Fossi Medicei e leggendo dei dibattiti sulle competenze, sulle proprietà, sulle concessioni e sulle responsabilità, mi è venuta alla mente proprio questa frase.
Certo Livorno non è Sagunto e nessun Annibale è alle porte. Ma a Livorno l’assedio è più silenzioso, meno spettacolare e forse proprio per questo più insidioso: è l’assalto del tempo, dell’incuria, dell’abbandono. I Fossi Medicei sono infatti una delle meraviglie della nostra città, non soltanto perché raccontano la sua storia, ma anche perché continuano a darle una forma, un’identità inconfondibile, propria di una città che attraverso le sue vene d’acqua incontra il mare e il mondo.
Scorrendo in mezzo ai quartieri di Livorno i Fossi specchiano nelle loro acque gli antichi palazzi e su di essi si affacciano le cantine, i fondaci dove in passato si ammucchiavano mercanzie di ogni genere di cui, per chi ricerca il sapore della storia, sembra ancora di sentire i profumi speziati.
Eppure, troppo spesso la loro bellezza si può ammirare soltanto da lontano, o peggio ancora si può solo immaginare. Capita di osservare turisti che percorrono le spallette dei Fossi e si fermano affacciandosi incuriositi per cercare con lo sguardo un angolo da fotografare, un riflesso sull’acqua, una prospettiva capace di raccontare questa città; e spesso provano a scendere verso le banchine, ma gli accessi sono chiusi, impraticabili, non organizzati per una fruizione pubblica. Qualcuno vuole scattare una fotografia, ma davanti all’obiettivo appare un rigoglioso fico selvatico, cresciuto indisturbato tra le pietre, e che dispettoso nasconde il panorama. La natura, si sa, non conosce le competenze amministrative e, dove trova il suo spazio, cresce indisturbata. Qualcuno nota e osserva gli scalandroni, magnifiche discese verso l’acqua che, già da sole, raccontano una città costruita intorno al suo porto, cresciuta grazie ai suoi commerci, bella di barche variopinte e di una fervida vita quotidiana. Ma a chi si azzarda ad imboccarli capita di imbattersi in cumuli di bottiglie vuote, rifiuti abbandonati e tracce di una frequentazione che non sa rispettare il luogo. Si può immaginare lo stupore di un visitatore straniero: davanti a sé ha un sistema di canali storici di straordinario fascino, ma non riesce a raggiungerne le rive e fatica a fotografarlo; quando poi finalmente trova una scala, scopre che è una discarica di immondizie.
Non è questo il ricordo che vorremmo affidare ai visitatori della nostra città: i Fossi hanno tutto il carisma necessario per diventare parte di un percorso in cui il turista è accompagnato lungo le banchine, dove si incontrano le tracce della Livorno Medicea e delle comunità straniere, dove la città cosmopolita del passato evoca il brusio di un popolo di mercanti e la vivacità di grandi e piccole imbarcazioni che navigano dal mare ai Fossi e dai Fossi al mare cariche di merci e di storie.
Immaginiamo di poter scendere finalmente verso l’acqua, non per assistere al degrado, ma per scoprire una città diversa, più intima, più misteriosa di quella che conosciamo percorrendone soltanto le strade: qui i Fossi potrebbero divenire l’itinerario ideale che, sull’acqua, accompagna il visitatore ai numerosi monumenti cittadini, strade d’acqua che si diramano nei quartieri dove ogni sosta potrebbe ospitare una visita guidata, un racconto della storia passata e, perché no, un assaggio delle nostre tradizioni culinarie dentro il mercato dove l’approdo via acqua è davvero suggestivo.
Per chi, come me, ama la cultura e si impegna nell’organizzazione di iniziative capaci di avvicinare le persone al patrimonio storico, tutto questo non appare come un sogno irrealizzabile, ma piuttosto, come un’occasione che continuiamo a rinviare: non servono necessariamente grandi investimenti faraonici per cominciare; basterebbe una scala accessibile, una banchina pulita o una vista liberata dalla vegetazione. Sarebbe sufficiente inoltre segnalare il percorso e organizzare visite guidate.
Piccoli interventi, certamente, ma una grande trasformazione comincia spesso dal prendersi cura delle piccole cose.
Naturalmente, so bene che dietro la gestione dei Fossi esistono questioni giuridiche e amministrative complesse, che non pretendo di risolvere con una citazione latina, ma le istituzioni devono chiarire le rispettive competenze e assumere decisioni fondate su atti e responsabilità precise, e mentre si cerca di stabilire come intervenire, mi domando se non sia possibile almeno concordare ciò che deve essere fatto nell’immediato.
Lasciando perdere i turisti che arrivano e poi ripartono, le foto non scattate e le storie che nessuno gli ha raccontato, pensiamo però a quanto la valorizzazione di questo patrimonio potrebbe essere una nuova opportunità di lavoro e di impresa per i giovani livornesi.
Questa è la perdita più difficile da misurare: non solo il patrimonio storico si deteriora, ma si vanifica ciò che grazie a quel patrimonio avrebbe potuto nascere.
I Fossi non chiedono di essere trasformati in qualcosa di artificiale, né di perdere la loro anima popolare, ma chiedono di essere rispettati, curati e restituiti alla vita della città.
Mi piacerebbe un giorno, accompagnando un gruppo di visitatori lungo i canali, poter raccontare non soltanto la grandezza dei Medici e l’ingegno di chi progettò Livorno, ma anche la lungimiranza di chi, oggi, ha saputo riconoscere e valorizzare quell’eredità.
Sarebbe una bella storia da consegnare alle generazioni future. Ora però mi resta nella mente Livio: Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.
A Livorno, per fortuna, i Fossi sono ancora lì ma la loro bellezza non può aspettare per sempre nè i Livornesi possono aspettare la conclusione di discussioni e querele per poter godere di questa bellezza.