mercoledì, Settembre 23, 2026

Quando la memoria cade a pezzi

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Platone nel Fedro narra un singolare mito, tramite il quale rimpiange il tempo della trasmissione orale di ogni sapere. Il mito racconta che il dio Theuth regala agli uomini, tra molte altre arti, il dono della scrittura. Ma il faraone Thamus rifiuta questo dono in quanto lo ritiene deleterio per il genere umano: la scrittura infatti genererà l’oblio, perché l’uomo non eserciterà più la memoria. Chissà che direbbe Platone, vedendo che oggi non serve più nemmeno scrivere per ricordare, in quanto tutto è a portata di mano sul nostro computer: la memoria sonnecchia e si impigrisce e i giovanissimi credono addirittura che non serva a niente memorizzare. Imparano usando la memoria breve, quella che resta viva un solo giorno, solo per affrontare un’interrogazione e poi tutto è cancellato. Terribile sorte di ogni sapere questa!

Ma quando, davanti ai nostri occhi, resta la storia che i monumenti ci raccontano, la loro imponente presenza si fa memoria viva dentro di noi. Ci sono città la cui storia si conserva nei musei e città in cui la storia è davanti agli occhi di tutti, nelle mura, nelle ville, nelle fortificazioni, nei palazzi, nelle vecchie ciminiere: Livorno è una di queste.

A Livorno infatti esistono edifici di straordinario valore storico e architettonico che il Comune riconosce all’interno del proprio patrimonio urbanistico e che, in diversi casi, sottopone a specifici strumenti di tutela; tuttavia molti di questi luoghi sono da anni in degrado e abbandono, soggetti a infiltrazioni, assaliti dalla vegetazione, spogliati della loro bellezza e della loro storia. Il crollo e il degrado di un luogo oggetto della nostra storia equivale a cancellare la memoria non solo di quel luogo, ma del nostro vissuto, perché Livorno, città di porto, dalle splendide fortificazioni, ricca e fiorente di commerci ed aperta da secoli ad accogliere tutte le comunità straniere, ha nella propria architettura una parte fondamentale della sua identità.

In questi mesi è tornato ad accendersi il dibattito sulla sorte di Palazzo Maurogordato, meraviglioso e tristemente abbandonato a un destino ancora incerto, ma probabilmente tragico.

Di questa famiglia di origine greca sembra che Livorno voglia proprio dimenticarsi poiché anche la splendida villa Maurogordato, sulle colline di Monterotondo, dopo decenni di totale abbandono, grazie a interventi d’urgenza di alcune associazioni, in particolare di Reset, Osservatorio di Monterotondo, ANPANA OdV, e in alcune iniziative anche Croce Rossa, in collaborazione con il Comune, ha recuperato una parvenza del suo antico splendore. Della villa sono stati riportati alla luce parti del parco e resi nuovamente leggibili la serra storica, alcuni elementi del giardino e strutture che la vegetazione aveva completamente nascosto. Attualmente villa e parco sono sottoposti a tutela, ma il recupero è stato fortemente compromesso dall’intervento tardivo, sopraggiunto quando il degrado aveva cancellato tutto il fascino di questo luogo, un tempo inserito in un sistema paesaggistico di straordinaria varietà e armonia.

Non dobbiamo destinare alla stessa sorte il palazzo, uno dei più grandi edifici ottocenteschi, testimone della ricchezza e della presenza di tante comunità mercantili straniere nella Livorno del porto franco, memoria di quella storia cosmopolita che caratterizza la nostra città più di ogni altra città italiana. Danneggiato durante la seconda guerra mondiale, e dopo varie destinazioni rimasto nel totale abbandono, attualmente il palazzo richiede grandissimi costi per un intervento di restauro globale; tale è lo stato di abbandono che solo la coscienza di tutta la collettività labronica potrebbe impedire che si perda una così significativa testimonianza della Livorno delle Nazioni, quella città in cui popoli, provenienti da ogni parte del Mediterraneo, contribuirono a creare una società davvero originale nella sua singolarità. È questa la memoria che i Fossi, la Venezia, i cimiteri delle diverse comunità, le chiese e i palazzi tengono vigile e viva in noi. I popoli senza memoria sono anche senza storia e senza identità: noi, la cui memoria è stata scritta in molti luoghi, non dobbiamo permettere che si perda consumata dagli anni.

Quale Livorno futura vogliamo consegnare a chi verrà dopo di noi? Questa non è una domanda di che guarda al passato, ma di chi guarda al futuro, consapevole che la memoria serve a capire da dove veniamo e dove vogliamo andare.

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