(Il Tirreno, 31 agosto 2026) Basta fotografare solo la Livorno bella
Il termine decoro deriva dal latino decorum (convenienza, ciò che si addice) e può riferirsi – tra le altre – alla dignità d’aspetto di uno spazio o di un luogo.
Un valore del quale avevano dunque contezza già gli antichi e che oggi, per contro, si direbbe troppo spesso ignorato se soltanto si va gettando uno sguardo allo stato nel quale versano non poche importanti città italiane.
Una mancanza che, è bene precisare, nasce da un insieme di fattori: i tagli nei bilanci dei fondi pubblici per la manutenzione, la riparazione degli arredi, la pulizia quotidiana e la cura del verde, anzitutto; ma non meno l’indebolimento del senso di appartenenza alla comunità e la derivante mancanza di responsabilità civile verso i beni comuni, nonché la debolezza dell’autorità e dei controlli, col conseguente senso di impunità che finisce con l’innescare la convinzione che sporcare, imbrattare o danneggiare non comporti sanzioni reali.
Eppure, in tempi recenti, grazie in particolare alla diffusione dei Social, bottiglie, cartacce e ogni tipo di rifiuto abbandonato finiscono sempre più frequentemente attenzionate dai cittadini con un conseguente riscontro mediatico che va talora persino oltre il reale impatto del singolo caso nel contesto generale.
Certo ci sono anche casi limite, come quello proposto da Il Tirreno sul lungomare di Antignano, trasformato in un campeggio abusivo da persone senza fissa dimora e sommerso dai rifiuti lasciati dalla movida nella zona degli ex Tre Ponti, come pure ci sono banali fotografie scattate da cittadini che vivono quotidianamente il marciapiede sporco o il cassonetto sotto casa colmo, evidenziando un disagio concreto e personale riferito alle vicissitudini della propria strada.
Infine ci sono luoghi nei quali il problema assume una dimensione diversa, perché non si tratta più soltanto della sensibilità di chi abita nelle vicinanze ma di una questione di immagine della città intera, agli occhi dei cittadini stessi e soprattutto di forestieri e turisti, come nei casi, ad esempio, degli Scalandroni dei fossi o della via Grande,
È una questione di educazione collettiva, certamente, e parimemti di impegno collettivo, ma la più semplice delle domande è d’obbligo:
Livorno può fare meglio?
Il Comune e AAMPS/RetiAmbiente stanno senz’altro facendo alcune buone cose: esistono servizi di segnalazione, campagne informative, centri per il conferimento dei rifiuti, attività della Polizia Municipale e strumenti di videosorveglianza ambientale. Recentemente è stata anche lanciata una nuova campagna di sensibilizzazione sul corretto conferimento dei rifiuti; ma proprio per questo sarebbe interessante aprire un confronto pubblico e trasparente. Quante sono realmente le forze impiegate? I contenitori e gli operatori sono sufficienti per garantire il servizio previsto? Quali sono le maggiori criticità? E quali risultati si stanno ottenendo?
Perché allora non convocare un’assemblea pubblica sul decoro urbano che veda al tavolo Comune, AAMPS/RetiAmbiente, Polizia Municipale, scuole e cittadini? Non alla ricerca di colpevoli ma al fine di verificare problemi e cercare soluzioni.
E perché, poi, non provare a trasformare i cittadini virtuosi in una risorsa? Un vero “patto per il decoro” nel quale associazioni, commercianti, condomini e singoli cittadini possano per esempio adottare un tratto di marciapiede, una spalletta dei fossi, una piccola area verde, manutenendola nei limiti del possibile e nel contempo segnalando tempestivamente ciò che non funziona.
Servirebbe poi, senz’altro, una grande politica educativa nelle scuole, dall’infanzia alle superiori, perché il rispetto dello spazio pubblico non si insegna soltanto con le multe e si costruisce soprattutto attraverso l’educazione.
Quanto alle sanzioni, dovrebbero essere note e, quando necessario, applicate; e dunque temute.
Livorno dispone già di strumenti di videosorveglianza ambientale e la Polizia Municipale ha dimostrato di poter risalire ai responsabili anche attraverso le immagini. Perché allora non rendere più visibile questa attività, anche attraverso campagne e manifesti che ricordino che abbandonare rifiuti non è una semplice maleducazione ma può avere conseguenze economiche?
Il degrado, insomma, non dovrebbe diventare fotogenico bensì visibile prima, quando ancora si può intervenire.
E una città che vuole guardare al futuro dovrebbe avere il coraggio di fotografarsi non soltanto nei suoi luoghi più belli ma anche nei suoi angoli più problematici. Non per denigrarsi, ma per capire dove vuole migliorare.