sabato, Agosto 8, 2026

Gli orti di via Goito: dal conflitto a una soluzione condivisa

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La vicenda degli orti urbani di via Goito pone una questione che va oltre il singolo intervento edilizio: come conciliare i diritti della proprietà privata con la tutela ambientale, il valore sociale maturato nel tempo e l’interesse generale della città? Per affrontarla è necessario ricostruire ciò che è accaduto, evitare semplificazioni, contrapposizioni pregiudiziali e ricostruzioni complottistiche prive di riscontro, e verificare se esistano ancora margini per una soluzione condivisa.

Breve storia dell’area

Gli orti sono nati oltre dieci anni fa su un terreno privato appartenente all’orbita della cooperativa CLC, rimasto a lungo inutilizzato e in parte degradato. Un gruppo di cittadini ha progressivamente ripulito e coltivato l’area, trasformandola in uno spazio di agricoltura urbana, socialità e cura del verde. Nel tempo questa esperienza ha ottenuto il sostegno di una parte della cittadinanza, diventando un punto di riferimento per il quartiere e per diverse realtà ambientaliste e sociali.

L’utilizzo dell’area, tuttavia, non è mai stato formalizzato attraverso una concessione, un bando o un accordo con la proprietà. Le varie amministrazioni comunali sono intervenute soprattutto attraverso la pianificazione urbanistica, riducendo le possibilità edificatorie e prevedendo un futuro utilizzo pubblico di gran parte del terreno, ma senza definire stabilmente la posizione degli orti e di chi li gestiva.

Si è così protratta una situazione incerta: da una parte un’esperienza riconosciuta per il suo valore sociale, dall’altra l’assenza di un titolo giuridico che potesse garantirne la continuità. La crisi e il successivo fallimento delle società proprietarie hanno infine portato l’area all’asta giudiziaria. Dopo diversi tentativi di vendita, il terreno è stato legittimamente acquistato da un’impresa edile del territorio.

La situazione attuale

Il nuovo proprietario ha il diritto di tutelare il proprio investimento e di valutare un intervento conforme agli strumenti urbanistici vigenti. Allo stesso tempo, sarebbe riduttivo considerare oggi quella superficie soltanto come un terreno sul quale esercitare la possibilità di edificazione. L’area comprende alberi, vegetazione e orti coltivati ed è ormai percepita da molti cittadini come un polmone verde e uno spazio di aggregazione. In una città che ha bisogno di preservare il suolo permeabile, contrastare le isole di calore e gestire meglio le acque meteoriche, le sue funzioni ambientali – e sociali – meritano un’attenta valutazione.

Gli strumenti urbanistici prevedono peraltro che l’eventuale edificazione interessi soltanto una porzione del terreno e che una parte molto consistente dell’area venga ceduta al Comune per verde pubblico, forestazione, servizi e orti sociali. Non siamo quindi di fronte alla contrapposizione tra un terreno interamente edificabile e un’area completamente vincolata. Il vero problema riguarda il modo in cui la trasformazione verrebbe realizzata, il suo impatto sull’equilibrio ambientale e il futuro concreto degli spazi destinati a uso pubblico.

Molti cittadini si sono posti una domanda: perché il Comune non ha tentato di acquisire direttamente l’area? Il sindaco ha richiamato i possibili rilievi della Corte dei Conti, sostenendo che un’operazione di questo tipo avrebbe potuto presentare criticità sotto il profilo contabile. Resta legittimo domandarsi se non sarebbe stato possibile richiedere preventivamente un parere alla stessa Corte dei Conti, così da verificare la fattibilità dell’operazione prima dell’aggiudicazione definitiva. Non si tratta di alimentare polemiche troppo facili a posteriori ma di comprendere se, in futuro, situazioni analoghe possano essere affrontate con maggiore tempestività e con tutti gli elementi necessari per prendere una decisione.

Evitare uno scontro senza vincitori

Il confronto pubblico si è rapidamente irrigidito, tra manifestazioni annunciate, interventi sui social network e accuse reciproche. Il rischio è che le posizioni diventino sempre più distanti prima ancora che siano state esplorate tutte le possibili alternative.

Uno scontro prolungato non converrebbe a nessuno. Il Comune si troverebbe a gestire un conflitto urbanistico e sociale complesso. Il collettivo degli orti rischierebbe di perdere uno spazio costruito attraverso anni di lavoro. La società proprietaria potrebbe affrontare proteste, ricorsi e una forte opposizione da parte degli abitanti e dell’opinione pubblica, con conseguenze anche sul piano dell’immagine. Occorre quindi superare la ricerca delle responsabilità e aprire una fase nuova, fondata sul riconoscimento delle ragioni di tutte le parti.

Un’opportunità anche per l’impresa vincitrice

Una disponibilità della società proprietaria a riconsiderare l’intervento non dovrebbe essere interpretata come una sconfitta o come la rinuncia a un diritto legittimamente acquisito. Potrebbe invece rappresentare una scelta di responsabilità sociale, capace di rafforzare l’immagine di un’impresa attenta al territorio, alla sostenibilità e al rapporto con la comunità. Trasformare un potenziale conflitto in un accordo condiviso avrebbe un ritorno di immagine significativo e potrebbe diventare un esempio positivo di collaborazione tra pubblico e privato.

Naturalmente una simile disponibilità dovrebbe essere accompagnata da una proposta economicamente equilibrata. Il Comune potrebbe verificare se nel proprio patrimonio esistano terreni, immobili inutilizzati o altri beni destinati alla valorizzazione o all’alienazione che possano essere inseriti in un’ipotesi di permuta. Potrebbero essere valutate anche altre soluzioni negoziali: una diversa localizzazione delle possibilità edificatorie, un accordo urbanistico, uno scambio di beni o una revisione condivisa del progetto.

Non è possibile stabilire in anticipo quale strada sia concretamente praticabile. Sarebbe però utile sapere se queste possibilità siano state analizzate fino in fondo e se esista la volontà di discuterne.

Il ruolo del Comune

L’amministrazione non può ignorare i diritti acquisiti dal nuovo proprietario né può risolvere unilateralmente una vicenda maturata nel corso di molti anni. Può però esercitare un ruolo fondamentale di regia e mediazione, favorendo il confronto, mettendo a disposizione competenze tecniche e verificando la fattibilità delle diverse alternative. La gestione del territorio non consiste soltanto nell’applicazione delle norme urbanistiche: richiede anche la capacità di riconoscere i cambiamenti avvenuti nel tempo e di intervenire prima che interessi diversi si trasformino in conflitti insanabili. Anche il collettivo degli orti dovrebbe partecipare al dialogo accettando la necessità di regole chiare, responsabilità definite e modalità di gestione trasparenti per l’eventuale futura area pubblica.

Una questione di interesse pubblico

Non si tratta di stabilire chi abbia ragione e chi torto. Si tratta di capire se sia possibile preservare il valore ambientale e sociale dell’area senza sacrificare ingiustamente l’investimento effettuato dalla società proprietaria. Questo richiede disponibilità al dialogo da parte della società proprietaria, capacità di iniziativa da parte del Comune e assunzione di responsabilità da parte di chi gestisce gli orti.

La vicenda di via Goito può ancora trasformarsi da motivo di scontro in un esempio di buona politica urbana. Per riuscirci occorrono meno contrapposizioni, più trasparenza e soprattutto la volontà di sedersi attorno a un tavolo prima che ogni possibilità di accordo venga definitivamente compromessa. Come Livorno Futura auspichiamo con convinzione una soluzione negoziale e, qualora possa essere utile, siamo disponibili a contribuire favorendo un confronto aperto, equilibrato e costruttivo tra tutte le parti coinvolte.

Giuseppe Di Palma
Giuseppe Di Palma
Giuseppe Di Palma è laureato in Matematica e lavora come data scientist presso una società che fornisce servizi informatici alla sanità toscana. È autore di testi scolastici per le scuole medie e superiori. Ha insegnato in Accademia Navale e alle scuole superiori. Ha scritto il libretto di alcune opere liriche. È autore di racconti ambientati a Livorno per i quali ha vinto dei premi letterari pubblicati da MediaPrint Editore.

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