Il recente blitz ai Bagni Pancaldi promosso da Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali Italiani, insieme al creator Ivan Grieco, ha riacceso il dibattito sul diritto di accesso alla battigia e sul sistema dei tornelli negli stabilimenti balneari.
Come spesso accade, però, il rischio è quello di fermarsi al sintomo senza affrontare la causa. L’episodio dei Bagni Pancaldi non è infatti il problema: è il sintomo. Se ogni estate si riapre la stessa discussione sull’accesso al mare, significa che il Comune, quale ente concedente, dovrebbe chiarire definitivamente diritti, obblighi e modalità di gestione delle concessioni, anziché lasciare che il dibattito si consumi sui social. La questione non riguarda soltanto il prezzo di un biglietto o l’accesso alla spiaggia. Riguarda, più in profondità, il modo in cui Livorno intende governare il proprio patrimonio pubblico legato al mare.
Negli ultimi anni il quadro normativo è profondamente cambiato. Le concessioni demaniali marittime sono destinate a uscire dalla lunga stagione delle proroghe e ad approdare a procedure di evidenza pubblica. Un cambiamento che interessa direttamente anche Livorno, dove gli stabilimenti balneari comunali sono undici, un numero limitato ma strategico per l’identità e l’economia della città. Ad oggi, tuttavia, il percorso amministrativo appare ancora sospeso.
Il Comune non ha ancora definito il bando che dovrà disciplinare il futuro delle concessioni. Nel frattempo restano aperte altre vicende che, pur diverse tra loro, raccontano la stessa difficoltà nel decidere. Alla Fortezza Vecchia un’attività commerciale continua a operare in regime di proroga. Sul circuito dei Fossi medicei si attende ancora una scelta definitiva tra una gara pubblica e l’affidamento a una società interamente partecipata dagli enti pubblici. Sul litorale, le concessioni balneari vivono anch’esse in una fase transitoria. Sono questioni apparentemente separate, ma in realtà unite da un medesimo filo conduttore: la gestione dei beni pubblici affacciati sull’acqua.
Livorno è una città costruita sul mare. Ha chilometri di costa, il sistema dei Fossi, le darsene, il porto storico e una straordinaria relazione con l’acqua che rappresenta insieme patrimonio ambientale, culturale, economico e turistico. Eppure proprio questo patrimonio sembra oggi privo di una regia unitaria. Non si tratta di alimentare contrapposizioni ideologiche tra pubblico e privato, né di mettere in discussione il lavoro degli operatori che da anni investono e gestiscono servizi importanti per la città. Al contrario, proprio gli imprenditori hanno bisogno di regole certe, tempi definiti e procedure trasparenti. Anche i cittadini hanno diritto di sapere quale sarà il modello di gestione dei beni pubblici per i prossimi decenni. Ogni rinvio produce inevitabilmente incertezza. E l’incertezza non favorisce né gli investimenti, né la tutela dell’interesse pubblico, né una corretta valorizzazione del patrimonio comunale.
Per questo sarebbe auspicabile che il Comune assumesse finalmente un’iniziativa politica, prima ancora che amministrativa. Non basta predisporre singoli bandi. Occorre spiegare quale idea di città si intende perseguire. Qual è il ruolo degli stabilimenti balneari nel futuro del litorale? Come si intende garantire l’equilibrio tra attività economiche e libero accesso al mare? Quale modello di gestione si immagina per il circuito dei Fossi? Quale funzione dovrà svolgere la Fortezza Vecchia all’interno del sistema culturale e turistico cittadino?
Sono domande che meritano risposte pubbliche.
Livorno non può limitarsi a inseguire le emergenze o attendere che siano le scadenze normative a imporre le decisioni. Serve una strategia complessiva sul governo dell’acqua, capace di mettere insieme porto, costa, fossi, patrimonio storico e servizi. L’acqua è l’elemento che più di ogni altro definisce l’identità della città. Proprio per questo dovrebbe diventare anche il filo conduttore di una nuova stagione amministrativa, fondata sulla trasparenza delle procedure, sulla certezza delle regole e su una visione di lungo periodo.
L’episodio dei Bagni Pancaldi passerà. Le scelte che il Comune farà nei prossimi mesi, invece, contribuiranno a definire il rapporto tra Livorno e il suo mare per molti anni.
Il Comune di Livorno, in realtà, una disciplina sul tema ce l’ha già. Con la determina dirigenziale n. 4240 del 13 giugno 2016, richiamata anche dall’ordinanza balneare comunale, ha chiarito che il cittadino ha diritto ad accedere gratuitamente agli stabilimenti balneari per raggiungere la battigia, seguendo il percorso individuato dal concessionario e negli orari di apertura della struttura. Ha inoltre precisato che tale diritto non è subordinato all’obbligo di fare il bagno: è consentito anche a chi desidera semplicemente sostare in prossimità del mare, fermo restando il divieto di utilizzare gratuitamente i servizi dello stabilimento o di occupare gli spazi con ombrelloni e altre attrezzature. La stessa disciplina impone ai concessionari di rendere ben visibili le modalità di esercizio di questo diritto, affinché siano chiare ai cittadini.
Il punto, quindi, non è stabilire se avesse ragione chi ha voluto trasformare l’accesso ai Bagni Pancaldi in un caso mediatico. Il punto è chiedersi se, a distanza di dieci anni da quella determina, il sistema delineato dal Comune sia davvero efficace e sufficientemente chiaro. Se ogni estate si ripropongono le stesse polemiche, forse non è soltanto un problema di chi protesta o di chi gestisce gli stabilimenti, ma il segnale che è arrivato il momento di ripensare complessivamente le regole. E proprio i prossimi bandi per le concessioni balneari rappresentano l’occasione per farlo: non limitandosi ad assegnare una concessione, ma trasformando il bando nello strumento attraverso il quale il Comune esplicita la propria idea di gestione del demanio marittimo.